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DA NAIROBI A MATERI - SCORCI D'AFRICA

Questa terra così primitiva, onesta, vera. È una donna morbida, nuda, stesa al sole. Profumata. Calda. È un chiacchierio di colori, di voci, di suoni, di canti. È un fiume che scorre pigro e poi improvvisamente si aggroviglia veloce attorno alle rocce.



Ci sono circa 200 km tra Nairobi e Matiri.
La strada asfaltata arriva fino a Chuka e poi ci si inerpica tra i sassi, con la macchina che arranca.
Strade affollate. Gente cha cammina, tanta gente che cammina. Persone che vanno da qualche parte, o che camminano semplicemente perché è l’unica cosa che possono fare. Bambini che spuntano ovunque dall’erba. Bambini che ridono. Bambini che fumano la colla per non ascoltare la fame. Bambini. Belli come perle preziose.










E poi una grande pianura, una grande pace. Montagne e colline che si innalzano qua e là, senza pretese, come increspature verdi di una carta rossa. Si ha un senso di libertà guardando questi paesaggi, l’occhio spazia in ogni direzione, senza limiti, come se vedesse per la prima volta. E si resta senza fiato, incantati. Nel Tharaka ci sono immense risaie, campi di frumento, patate, fagioli. Ci sono capanne di fango e arbusti, con tetti di lamiera che attirano i fulmini.
Si attraversano due fiumi per arrivare a Materi, il Mara e il Mutonga. Bellissimi. Tutto prende vita lungo le loro sponde, la natura e le persone, che poi qui è la stessa cosa. Donne che lavano i panni e li stendono per terra o tra i rami ad asciugare. Bambini che fanno il bagno e che riempiono d’acqua immense taniche gialle, più grandi di loro, e poi se le caricano sulla schiena assicurandole alla testa con una corda. E poi camminano, camminano ancora, camminano sempre.






E si arriva a Matiri.
La prima cosa che si incontra è proprio l’ospedale S. Orsola che spunta nel niente. Un niente ricco di alberi, erba e terra rossa. Davanti, al di fuori, ci sono delle bancarelle, i cosiddetti spazi commerciali. Vendono il pane, la frutta, i fagioli, le bibite, qualche vestito. Dall’altra parte della strada sorge persino un albergo, che è poi una capanna un po’ più grande ma con uno spazio antistante per i tavolini di legno e gli ombrelloni di paglia per la colazione.
Appena oltrepassato il cancello scorrevole, a sinistra, c’è la rampa che sale fino all’ingresso principale dell’ospedale, la camera calda del prontosoccorso. Mentre subito, sul davanti, c’è l’ingesso al poliambulatorio, con una sala, anzi, un corridoio d’attesa denso di pazienti, gli out patients.



La Casa del Tamarindo si affaccia su una vallata in cui l’occhio affonda. Sembra senza fine, se non fosse per le delicate montagne che si scorgono in fondo, lontano lontano, ai confini del mondo. Solo natura prepotente, natura verde e rossa. E l’azzurro intenso del cielo terso. Alla destra, fa da padrona la Piton Hill, quasi un braccio protettivo che raccoglie la casa e la separa dalla vastità per non farla sentire troppo piccola. Il posto più bello della casa dei volontari è il piccolo piazzale semicircolare oltre la pergola, proprio sotto al tamarindo. Qui, ci sono quattro o cinque scricchiolanti panche di legno, consumate dalla pioggia e dal sole. Da lì, si possono vedere le stelle...
Il cielo di notte, in Africa, è un miracolo. Quando è sereno, c’è una stella in ogni direzione. Sono talmente tante che non si distingue dove finisce una costellazione e ne comincia un’altra. Si resta sospesi, in religioso silenzio. Sembra quasi di sentirle respirare o di vederle pulsare come piccoli cuori argentati. Piccoli cuori che di tanto in tanto piangono e ogni lacrima lascia una scia di lustrini leggeri.




Il Mutonga è il fiume che scorre a fondo valle, vicino all’ospedale. La vita per Materi. L’impianto di depurazione pesca l’acqua proprio da lì e la distribuisce alla missione, al St. Orsola, al villaggio. L’acqua. Un bene più prezioso dell’oro in Africa, dove la siccità a volte mette in ginocchio l’uomo, lo umilia. Ma lì no. Il Mutonga scende dal monte Kenia ed è sempre vivo. È una ricchezza per questo popolo. Il bosco abbraccia il fiume, lo protegge e lo conserva gelosamente. Un verde fresco, intenso. Dagli alberi si sciolgono le liane che dondolando si tuffano nell’acqua. Qua e là, tra le foglie, risaltano dei petali rossi e viola. In alcuni punti, il fiume scorre pigro, ristagna in pozze torbide come se riposasse. È qui che nuotano i coccodrilli. E anche i bambini, a volte. In altri punti, invece, le rocce creano piccole cascatine vivaci.


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Testo Stefania Bergo.
Foto Andrea Rossetti.

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O.N.L.U.S.
UN OSPEDALE PER THARAKA - KENYA

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